mercoledì 29 ottobre 2014

10 consigli utili per ricordare i sogni

10 consigli utili per ricordare i sogni
#dormire #sogni #sognare #benessere

Vi sarà capitato più di una volta di essere svegliati nel mezzo di un bel sogno e di non ricordare quasi nessun dettaglio dopo un paio di minuti. Il suono della sveglia talvolta può rovinare la magia e impedirvi di ricordare i sogni. Esistono alcuni trucchi che possono aiutarvi a raggiungere il vostro obiettivo.

Riuscire a ricordare i propri sogni richiede metodo e allenamento. Dal risveglio al momento di uscire di casa, altrimenti, i sogni si trasformano in un ricordo molto lontano e non sareste in grado di raccontarli a chi incontrerete, fatto salvo per qualche dettaglio particolare. Dimentichiamo molti più sogni rispetto a quanti ne possiamo ricordare. Proviamo ad alleviare l'amnesia al risveglio con qualche stratagemma.
1) Presa di coscienza

Per riuscire a ricordare i vostri sogni dovreste prima di tutto esprimere la volontà nel raggiungere il vostro obiettivo. Prima di addormentarvi dite a voi stessi che al risveglio vorrete ricordare i sogni per aiutare il vostro cervello ad entrare nella giusta predisposizione e ad aiutarvi a ricordare i sogni quando vi sveglierete.
2) Focalizzazione

Ogni sera prima di andare a dormire prendetevi qualche minuto di tempo per pensare in tranquillità a ciò che vorreste sognare. Questa tecnica permette di accrescere la possibilità che
sognerete proprio ciò che vorrete. Dunque al risveglio sarà più semplice ricordare il tutto e ricollegare il sogno al desiderio espresso.
3) Accettazione

Alcune persone vorrebbero ricordare i propri sogni ma nello stesso tempo sono in lotta con questo stesso desiderio. Dunque respingono i sogni e cercano in realtà di dimenticarli. Al risveglio non ricordano nulla e non vorrebbero mai fare brutti sogni. Ma il mondo onirico spesso ci invia proprio i messaggi di cui abbiamo bisogno. Dunque dovreste provare ad accettare i propri sogni senza timore così da poterli ricordare e eventualmente analizzare o interpretare.
4) Superare le paure

Affrontare le paure, anche quando sono legate ai propri sogni, può essere d'aiuto per permettere al nostro cervello di predisporsi al ricordo dei sogni. A volte ci si può ritrovare nel mezzo di incubi spaventosi con il desiderio di svegliarsi all'improvviso. Le paure che si manifestano nei sogni possono riflettere alcuni aspetti della nostra vita reale. Potrebbe essere utile impegnarsi a ricordare i sogni per individuare e approfondire questi collegamenti.
5) Annotare i sogni

E' probabilmente il consiglio migliore e la tecnica più efficace per ricordare i sogni. Si tratta di appuntarli subito appena svegli. L'ideale sarebbe tenere un diario dei sogni, un quaderno con una penna sul comodino per scrivere tutto subito. Bastano pochi minuti per dimenticare i sogni, quindi appuntateli immediatamente, mentre sono ancora freschi nella vostra mente. Scrivete prima che immagini e ricordi svaniscano.
6) Inventare sogni

Per aiutare la mente a ricordare i vostri sogni provate ad inventarne uno e a prenderne nota. Partite da una situazione legata alla vostra vita quotidiana e trasformatela con i vostri pensieri in un sogno. Aggiungete numerosi dettagli legati al luogo, all'abbigliamento, alle azioni compiute. Create le immagini nella vostra mente e poi cercate di ricordare il vostro universo personale e di prenderne nota come se si trattasse di un sogno.
7) Svegliarsi naturalmente

Il suono della sveglia potrebbe interrompere un sogno e condurci a dimenticarlo completamente in pochi secondi. Per esercitarvi a ricordare i sogni scegliete una giornata in cui non avete bisogni di puntare la sveglia e in cui vi potrete dunque svegliare naturalmente. Potrete approfittare anche dei pisolini pomeridiani più lunghi del solito, quando il cervello riesce comunque ad entrare nella fase REM. Riconoscete i momenti in cui vi accorgete di sognare meglio e sceglieteli per esercitarvi a ricordare i sogni.
8) Preparare il corpo

Preparare la mente a ricordare i sogni è molto importante, ma lo è anche preparare il corpo. Secondo la dott.ssa Patricia Garfield, la posizione del corpo durante i sogni è essenziale per ricordarli. Ad esempio, se vi rendete conto che di solito vi addormentate distesi sul lato destro ma che quando vi svegliate sul lato sinistro non riuscite a ricordare i vostri sogni, sdraiatevi nella posizione abituale in cui sapete di addormentarvi e sognare. Questo tratagemma potrebbe aiutarvi a ricordare meglio i sogni appena dopo il risveglio.
9) Visualizzazione

Anche durante il giorno potete allenarvi a ricordare i sogni, grazie alla visualizzazione. Potrebbe esservi utile visualizzare voi stessi mentre riuscite a ricordare un sogno e prendete nota dei dettagli che lo compongono sul vostro quaderno dei sogni. Potrebbe anche esservi utile scegliere momenti precisi della giornata in cui dedicarvi a questa breve visualizzazione. Ad esempio quando vi guardate allo specchio o appena prima di scendere dall'auto. Dovrebbero bastare pochi minuti inseriti in un impegno costante a raggiungere l'obiettivo di ricordare i sogni.
10) Meditazione

La meditazione, svolta in modo corretto e con l'aiuto di una guida, è benefica per la salute, favorisce il buon sonno e può essere d'aiuto per ricordare i sogni. Potrebbe aiutarvi a scoprire qualcosa di voi stessi che ancora non conoscete e ad indagare il vostro lato interiore. La meditazione può essere legata, infine, ai sogni lucidi, quei sogni in cui si può prendere coscienza del fatto di stare sognando e magari riuscire ad esplorare e modificare a piacere il proprio sogno.

http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/14663-ricordare-i-sogni-consigli


 

Alcol e disturbi del sonno, esiste un legame?

Alcol e disturbi del sonno, esiste un legame?
#alcool #insonnia #dormire #sonno #salute #benessere

Perché un bicchiere prima di andare a letto ci illude di dormire meglio, e perché non è vero: la risposta è nei livelli di epinefrina.

Una serata fuori con gli amici, una cena con qualche bicchiere di vino in più rispetto al solito, e ci sentiamo subito più rilassati e in grado di andare serenamente a dormire. Poi però il sonno viene disturbato e non riusciamo a riposare in modo tranquillo, svegliandoci più stanchi di prima. Cosa succede? Perché l'effetto disinibente e rilassante dell'alcol non ha funzionato?

La risposta sta nel livello di epinefrina (o adrenalina), l'ormone prodotto naturalmente dal nostro corpo che stimola la reattività dell'organismo e può causare un aumento della frequenza cardiaca: quando ingeriamo dell'alcol, sulle prime subiamo l'effetto rilassante e ci sembra di poter dormire da un momento all'altro, ma passato qualche tempo il corpo reagisce alla rilassatezza producendo più adrenalina. Non in quantitativi esagerati, ma sufficienti naturalmente a causare disturbi nel sonno, perché ci si può svegliare in preda alla tachicardia. Insomma, non ci si riposa a sufficienza
Il legame tra alcol e disturbi del sonno è visibile anche in molti casi di insonnia, circa il 10% di quelli conclamati, soprattutto se associato a cene pantagrueliche o all'ingestione di cibi che possono favorire l'insorgenza dell'insonnia; il problema del consumo di alcol prima di andare a dormire sta anche nell'eccessivo rilassamento dei muscoli, anche quelli respiratori, e questo può portare alle apnee notturne e problemi di respirazione nel corso della notte. Inoltre il consumo di alcol può portare a doversi alzare per lo stimolo di urinare, rovinando la qualità del sonno.

Come evitare questi problemi di sonno senza negarsi il piacere di un bicchiere di vino a cena? Compensando con moltissima acqua, ovvero l'unico liquido in grado di apportare energia al corpo e contrastare l'effetto affaticante dell'alcol. Meglio ricordarsi di consumare comunque attorno al litro e mezzo di acqua al giorno e aumentare la dose in caso si voglia bere un bicchiere di vino in più nel corso di una serata.
http://www.benessereblog.it/post/120864/alcol-e-disturbi-del-sonno-esiste-un-legame



 

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martedì 28 ottobre 2014

Bonus mobili, c'è la proroga per il 2015
#bonus #materassi #reti #retiortopediche #memoryfoam

La legge di stabilità ha confermato la detrazione Irpef pari al 50% per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica avanzata finalizzati all'arredo di immobili oggetto di ristrutturazione.

Il Ddl di stabilità proroga di un anno il bonus mobili, la misura introdotta nel 2013 che consente la detrazione Irpef del 50%, su una spesa massima di 10 mila euro ripartita in 10 anni, per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici. I requisiti per la sua fruizione restano gli stessi. Presupposto per il beneficio è, infatti, l'aver già effettuato un intervento di ristrutturazione e precisamente un intervento di:

- manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia, sia sulle parti comuni di edificio residenziale sia sulle singole unità immobiliari residenziali;

- manutenzione ordinaria sulle parti comuni di edificio residenziale; interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell'immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se non rientranti nelle categorie precedenti (in località con dichiarato stato di emergenza);

- restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione, ristrutturazione e da cooperative edilizie (a determinate condizioni).

Per la detrazione è indispensabile che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l'acquisto dei mobili: non è invece necessario, che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l'arredo dell'abitazione.

Le spese per questi interventi devono essere state sostenute a partire dal 6 giugno 2013 e fino al 31/12/2014. La data di avvio dei lavori va dimostrata con eventuali abilitazioni amministrative o tramite dichiarazione sostitutiva di atto notorio. L'acquisto di mobili/elettrodomestici è agevolabile anche se i beni sono destinati ad arredare un ambiente diverso di quello oggetto di intervento edilizia.

La detrazione spetta per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014 per l'acquisto di mobili nuovi (tra questi, letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione). E per l'acquisto di grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni), per le apparecchiature per le quali sia prevista l'etichetta energetica.

Rientrano nei grandi elettrodomestici, per esempio: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento. Nell'importo delle spese sostenute possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati.

Leggi Tutto: http://www.pensionioggi.it/notizie/fisco/bonus-mobili-c-e-la-proroga-per-il-2015-55678#ixzz3HRC6Pomg


 

Combattere il mal di schiena con il materasso giusto

Combattere il mal di schiena con il materasso giusto
#MALDISCHIENA #MATERASSO #SALUTE #BENESSERE #ORTOPEDICO #MEMORYFOAM

Riposare al meglio, per affrontare al top della forma anche le giornate più frenetiche: dormire è una delle attività che coinvolge maggiormente il tempo di un individuo, una fase essenziale della giornata in cui concedersi il meritato relax e dare il tempo al corpo di scaricare lo stress e recuperare le energie necessarie per affrontare, di nuovo, la giungla metropolitana.

Nonostante il bisogno fisiologico di dormire ci porti spesso ad addormentarci nei posti più impensabili (basti pensare al vicino di treno durante il tragitto di ritorno a casa), sorgono spesso delle problematiche che non permettono di godere a pieno di tutte le fasi del sonno: oltre a disturbi del sonno quali Pavor Nocturnus e sonnambulismo, anche il mal di schiena diventa spesso protagonista di notti insonni.

Il mal di schiena viene spesso etichettato dagli esperti del settore come “il male degli italiani”: si tratta spesso di situazioni croniche, che quindi necessitano delle dovute attenzioni. L’ernia del disco ad esempio colpisce 2,5 italiani su 100 e la fascia d’età coinvolta è davvero ampia: i primi problemi possono iniziare attorno ai 20 anni e protrarsi fino alla vecchiaia, soprattutto quando i piccoli dolori non destano la necessaria preoccupazione.

I dolori alla schiena sono essenzialmente legati a numerose attività quotidiane, tra le quali troviamo naturalmente i cosiddetti “nuovi lavori”, che legano sempre più persone alla scrivania, sedute davanti a un pc per circa 8-9 ore. Come ovviare a queste situazioni? In alcuni casi la sedia può diventare una preziosa alleata per combattere i tanto odiati dolori: esistono esercizi creati appositamente da praticare alla scrivania, per spezzare la routine fisica di una giornata sedentaria e rilassare collo, spalle, gambe e busto.

Anche il mondo delle tisane e degli infusi cerca di intervenire con cure naturali: lo zenzero ad esempio è perfetto per preparare un decotto dalle proprietà antinfiammatorie, mentre facendo essiccare i fiori di sambuco si può realizzare una tisana rilassante, consigliata soprattutto per la cura di reumatismi.

Esercizio fisico durante il giorno, tisane e anche corsi di automassaggio: conoscere il proprio corpo è essenziale per riconoscere ogni piccolo problema legato alla tensione accumulata su spalle, collo e zona lombare e nel web si possono trovare video tutorial che spiegano step by step come agire sui punti critici prima di andare a dormire.

“La vita è un male a cui il sonno dà sollievo per otto ore al giorno”

Il francese Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort interpretò al meglio il concetto di sonno, enfatizzando l’antagonismo di una vita spesso troppo piena di impegni improrogabili. Nonostante le influenze dell’ambiente e delle situazioni di tutti i giorni siano determinanti per la nostra salute, anche la scelta del materasso ha la capacità di aiutare (o peggiorare) il mal di schiena: come scegliere quindi il materasso più adatto alla propria situazione?

Complici le televendite proposte incessantemente in televisione e il bisogno fondamentale del nostro corpo di ottenere un buon riposo, la scelta del materasso è diventata una delle priorità degli italiani, grazie anche a studi scientifici che hanno confermato lo stretto rapporto tra materasso e dolori alla schiena: se per molti anni ortopedici di tutto il mondo hanno consigliato di dormire su materassi duri, una ricerca pubblicata dal rinomato medical journal “The Lancet” ha spodestato questa tendenza, affermando che il sonno migliore arriva grazie a strutture di media durezza, in grado di adattarsi alle nostre forme senza cadere nella trappola dell’effetto – affossamento.

Una superficie che si adatta perfettamente alle curve naturali della colonna vertebrale, distribuendo in modo omogeneo il peso del corpo: questi materassi spesso comportano una spesa considerevole, ma le 8 ore di media che trascorriamo a letto equivalgono a 1/3 della nostra vita, una porzione di tempo decisamente notevole. Anche il materiale di cui è composto ricopre un ruolo fondamentale: la scelta migliore, ad oggi, è costituita dal lattice, anallergico e traspirante.

E per quanto riguarda le migliori posizioni in cui dormire? Per evitare di risvegliarsi con fastidiosi dolori nella zona lombare e cervicale è bene addormentarsi supini (a pancia in su) o su un fianco (a patto che le gambe siano ben stese, senza rannicchiarsi). Dormire a pancia in giù invece è una della abitudini da evitare assolutamente: se proprio non riuscite a farne a meno sarebbe meglio avere sempre un cuscino al di sotto del bacino, per ridurre lo sforzo lombare a cui si sottopone la schiena in quella posizione.

Come in ogni situazione, il massimo benessere è determinato da una combinazione efficace di diversi fattori: buona alimentazione, cura del corpo (sport, automassaggi) e sfruttamento della miglior “tecnologia del sonno”. Sottovalutare anche solo uno di questi aspetti può rovinare delle notti che potrebbero essere perfette, assicurando una giusta dose di riposo, sial al corpo che alla mente.


 Foto: Combattere il mal di schiena con il materasso giusto #MALDISCHIENA #MATERASSO #SALUTE #BENESSERE #ORTOPEDICO #MEMORYFOAM  Riposare al meglio, per affrontare al top della forma anche le giornate più frenetiche: dormire è una delle attività che coinvolge maggiormente il tempo di un individuo, una fase essenziale della giornata in cui concedersi il meritato relax e dare il tempo al corpo di scaricare lo stress e recuperare le energie necessarie per affrontare, di nuovo, la giungla metropolitana.  Nonostante il bisogno fisiologico di dormire ci porti spesso ad addormentarci nei posti più impensabili (basti pensare al vicino di treno durante il tragitto di ritorno a casa), sorgono spesso delle problematiche che non permettono di godere a pieno di tutte le fasi del sonno: oltre a disturbi del sonno quali Pavor Nocturnus e sonnambulismo, anche il mal di schiena diventa spesso protagonista di notti insonni.  Il mal di schiena viene spesso etichettato dagli esperti del settore come “il male degli italiani”: si tratta spesso di situazioni croniche, che quindi necessitano delle dovute attenzioni. L’ernia del disco ad esempio colpisce 2,5 italiani su 100 e la fascia d’età coinvolta è davvero ampia: i primi problemi possono iniziare attorno ai 20 anni e protrarsi fino alla vecchiaia, soprattutto quando i piccoli dolori non destano la necessaria preoccupazione.  I dolori alla schiena sono essenzialmente legati a numerose attività quotidiane, tra le quali troviamo naturalmente i cosiddetti “nuovi lavori”, che legano sempre più persone alla scrivania, sedute davanti a un pc per circa 8-9 ore. Come ovviare a queste situazioni? In alcuni casi la sedia può diventare una preziosa alleata per combattere i tanto odiati dolori: esistono esercizi creati appositamente da praticare alla scrivania, per spezzare la routine fisica di una giornata sedentaria e rilassare collo, spalle, gambe e busto.  Anche il mondo delle tisane e degli infusi cerca di intervenire con cure naturali: lo zenzero ad esempio è perfetto per preparare un decotto dalle proprietà antinfiammatorie, mentre facendo essiccare i fiori di sambuco si può realizzare una tisana rilassante, consigliata soprattutto per la cura di reumatismi.  Esercizio fisico durante il giorno, tisane e anche corsi di automassaggio: conoscere il proprio corpo è essenziale per riconoscere ogni piccolo problema legato alla tensione accumulata su spalle, collo e zona lombare e nel web si possono trovare video tutorial che spiegano step by step come agire sui punti critici prima di andare a dormire.  “La vita è un male a cui il sonno dà sollievo per otto ore al giorno”  Il francese Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort interpretò al meglio il concetto di sonno, enfatizzando l’antagonismo di una vita spesso troppo piena di impegni improrogabili. Nonostante le influenze dell’ambiente e delle situazioni di tutti i giorni siano determinanti per la nostra salute, anche la scelta del materasso ha la capacità di aiutare (o peggiorare) il mal di schiena: come scegliere quindi il materasso più adatto alla propria situazione?  Complici le televendite proposte incessantemente in televisione e il bisogno fondamentale del nostro corpo di ottenere un buon riposo, la scelta del materasso è diventata una delle priorità degli italiani, grazie anche a studi scientifici che hanno confermato lo stretto rapporto tra materasso e dolori alla schiena: se per molti anni ortopedici di tutto il mondo hanno consigliato di dormire su materassi duri, una ricerca pubblicata dal rinomato medical journal “The Lancet” ha spodestato questa tendenza, affermando che il sonno migliore arriva grazie a strutture di media durezza, in grado di adattarsi alle nostre forme senza cadere nella trappola dell’effetto – affossamento.  Una superficie che si adatta perfettamente alle curve naturali della colonna vertebrale, distribuendo in modo omogeneo il peso del corpo: questi materassi spesso comportano una spesa considerevole, ma le 8 ore di media che trascorriamo a letto equivalgono a 1/3 della nostra vita, una porzione di tempo decisamente notevole. Anche il materiale di cui è composto ricopre un ruolo fondamentale: la scelta migliore, ad oggi, è costituita dal lattice, anallergico e traspirante.  E per quanto riguarda le migliori posizioni in cui dormire? Per evitare di risvegliarsi con fastidiosi dolori nella zona lombare e cervicale è bene addormentarsi supini (a pancia in su) o su un fianco (a patto che le gambe siano ben stese, senza rannicchiarsi). Dormire a pancia in giù invece è una della abitudini da evitare assolutamente: se proprio non riuscite a farne a meno sarebbe meglio avere sempre un cuscino al di sotto del bacino, per ridurre lo sforzo lombare a cui si sottopone la schiena in quella posizione.  Come in ogni situazione, il massimo benessere è determinato da una combinazione efficace di diversi fattori: buona alimentazione, cura del corpo (sport, automassaggi) e sfruttamento della miglior “tecnologia del sonno”. Sottovalutare anche solo uno di questi aspetti può rovinare delle notti che potrebbero essere perfette, assicurando una giusta dose di riposo, sial al corpo che alla mente.

Il sonno e gli anziani: una relazione non per forza complicata

Il sonno e gli anziani: una relazione non per forza complicata
#sonno #anziani #insonnia

Al contrario di quanto credono, le persone anziane non dormono affatto male. Se non affetti da patologie particolari, anzi, dormono meglio di quanto pensano. Lo dice uno studio pubblicato sul Journals of Gerontology: Medical Sciences

Molto spesso è un luogo comune; non sono solo gli anziani a credere che loro dormano poco e male e in tanti lamentano infatti di svegliarsi spontaneamente alle prime luci dell’alba o di non riuscire a riposare sufficientemente durante il sonno e quindi di sentirsi eccessivamente stanchi nell’arco dell’intera giornata. Ma questo è un mito da sfatare; quasi sempre si tratta di problemi specifici, come l’insonnia che non colpisce solo loro, altre volte invece si è innanzi a patologie che accentuano la stanchezza, che non è dunque legata al cattivo sonno.

Queste le risposte giunte da un gruppo di ricercatori statunitensi con a capo Jen-Hao Chen dell’University of Missouri. Qui hanno “arruolato” 727 anziani che sono stati prima intervistati e poi monitorati al fine di rilevare la percezione che hanno sulla qualità del proprio sonno notturno, basandosi sulla quantità di ore effettivamente dormite.

Lo studio si è strutturato in due fasi: dapprima è stato chiesto ai partecipanti di compilare un apposito questionario al fine di determinare la quantità e qualità di ore dormite così come da loro percepite. Circa un anziano su due riferisce infatti almeno un sintomo di insonnia, come la mancanza di sonno ristoratore. Nella seconda fase i pazienti hanno indossato per ben 72 ore un orologio da polso con incorporato un actigrafo, ossia un sensore capace di registrare il tempo e il modello del sonno così da indicare oggettivamente le ore da ciascuno effettuate.

Il risultato della ricerca ha fatto venire a galla non poche discrepanze tra i problemi di insonnia riportati dagli intervistati sui questionari e i dati registrati dall’actigrafo. La maggior parte degli anziani dorme bene e a sufficienza, mentre dai questionari risultava che: il 13% non si sente riposato, il 12% incontra problemi nell’addormentarsi, il 13% afferma di svegliarsi troppo presto e ben il 30% di svegliarsi regolarmente nel cuore della notte. Al contrario invece le misurazioni strumentali hanno messo in evidenza che il sonno è stato protratto per un numero sufficiente di ore per ogni notte, con una durata media di 7,9 ore con durate più lunghe per chi si svegliava più frequentemente durante la notte. Dunque, spiega Linda Waite dell’University of Chicago, uno tra gli autori dello studio: “gli anziani si lamentano spesso di svegliarsi troppo presto e di non sentirsi riposati nonostante accumulino ore sufficienti di sonno. I nostri risultati suggeriscono che quelli che sembrano essere specifici problemi di sonno possono in realtà essere legati ad altre questioni che riguardano il benessere in senso generale”.


 Foto: Il sonno e gli anziani: una relazione non per forza complicata #sonno #anziani #insonnia  Al contrario di quanto credono, le persone anziane non dormono affatto male. Se non affetti da patologie particolari, anzi, dormono meglio di quanto pensano. Lo dice uno studio pubblicato sul Journals of Gerontology: Medical Sciences  Molto spesso è un luogo comune; non sono solo gli anziani a credere che loro dormano poco e male e in tanti lamentano infatti di svegliarsi spontaneamente alle prime luci dell’alba o di non riuscire a riposare sufficientemente durante il sonno e quindi di sentirsi eccessivamente stanchi nell’arco dell’intera giornata. Ma questo è un mito da sfatare; quasi sempre si tratta di problemi specifici, come l’insonnia che non colpisce solo loro, altre volte invece si è innanzi a patologie che accentuano la stanchezza, che non è dunque legata al cattivo sonno.  Queste le risposte giunte da un gruppo di ricercatori statunitensi con a capo Jen-Hao Chen dell’University of Missouri. Qui hanno “arruolato” 727 anziani che sono stati prima intervistati e poi monitorati al fine di rilevare la percezione che hanno sulla qualità del proprio sonno notturno, basandosi sulla quantità di ore effettivamente dormite.  Lo studio si è strutturato in due fasi: dapprima è stato chiesto ai partecipanti di compilare un apposito questionario al fine di determinare la quantità e qualità di ore dormite così come da loro percepite. Circa un anziano su due riferisce infatti almeno un sintomo di insonnia, come la mancanza di sonno ristoratore. Nella seconda fase i pazienti hanno indossato per ben 72 ore un orologio da polso con incorporato un actigrafo, ossia un sensore capace di registrare il tempo e il modello del sonno così da indicare oggettivamente le ore da ciascuno effettuate.   Il risultato della ricerca ha fatto venire a galla non poche discrepanze tra i problemi di insonnia riportati dagli intervistati sui questionari e i dati registrati dall’actigrafo. La maggior parte degli anziani dorme bene e a sufficienza, mentre dai questionari risultava che: il 13% non si sente riposato, il 12% incontra problemi nell’addormentarsi, il 13% afferma di svegliarsi troppo presto e ben il 30% di svegliarsi regolarmente nel cuore della notte. Al contrario invece le misurazioni strumentali hanno messo in evidenza che il sonno è stato protratto per un numero sufficiente di ore per ogni notte, con una durata media di 7,9 ore con durate più lunghe per chi si svegliava più frequentemente durante la notte. Dunque, spiega Linda Waite dell’University of Chicago, uno tra gli autori dello studio: “gli anziani si lamentano spesso  di svegliarsi troppo presto e di non sentirsi riposati nonostante accumulino ore sufficienti di sonno. I nostri risultati suggeriscono che quelli che sembrano essere specifici problemi di sonno possono in realtà essere legati ad altre questioni che riguardano il benessere in senso generale”.

Chi dorme poco è inclineall’internet-dipendenza

Chi dorme poco è inclineall’internet-dipendenza

#sonno #dormire #insonnia #internet

Assolti tablet e telefonini, non sono loro i colpevoli. Al contrario: chi è predisposto all’insonnia sarebbe più vulnerabile a un uso compulsivo dei media elettronici

Si diventa insonni perché non ci si riesce a staccare da computer, tablet e smartphone, o si è già insonni e allora anche di notte si rimane incollati a schermi e tastiere? Questi strumenti sono importanti mezzi di stimolo cognitivo, ma se il loro uso interferisce con qualità e quantità di sonno, allora potrebbero avere un effetto negativo sull’apprendimento, che invece necessita di un buon riposo. Secondo una ricerca realizzata da psicologi canadesi e pubblicata sul Journal of Sleep Research, chi tende a usare fino a tardi i media elettronici ha già per proprio conto difficoltà a prendere sonno. La ricerca inverte la tendenza rispetto a studi precedenti, che avevano attribuito l’aumento delle insonnie alla difficoltà a separarsi da Facebook o Twitter, da altri social network, e più in generale dai diversivi offerti dall’elettronica. Dicono gli autori dello studio, Royette Tavernier e Teena Willoughby del Department of Psychology della Brock University di St Catharines, nell’Ontario: «Il nostro studio longitudinale su un campione di universitari è durato tre anni ed è stato il primo a esaminare la direzione dell’effetto tra due importanti caratteristiche del sonno (la sua durata e la presenza di disturbi del sonno) e due indici di utilizzo di media (uso di televisione e social network)».

A un migliaio di studenti universitari tra i 17 e i 25 anni è stato sottoposto un questionario, rilevando le loro abitudini nel corso della settimana e durante il weekend, momenti che hanno differenti pattern sia per il tempo dedicato al sonno sia per le modalità d’uso dei media elettronici. «Lo studio - spiegano gli autori - ha indicato che le preesistenza di problemi del sonno era in grado di predire la quantità di tempo trascorsa guardando la tv o sui social network. Al contrario, il tempo trascorso davanti ai media elettronici non era in grado di predire l’eventuale presenza di disturbi del sonno». Ciò a cui la ricerca sembra non rispondere è come se la passassero gli insonni quando ancora non esisteva l’elettronica, quando non ci si poteva collegare a internet 24 ore su 24. Ad esempio, se un buon libro potesse tenere loro compagnia, ma anche tenere sveglio chi altrimenti avrebbe dormito. «D’altra parte, il periodo degli studi universitari rappresenta per molti il momento in cui ci si allontana dalle abitudini familiari - dice il professor Giuseppe Plazzi, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, IRCCS Scienze Neurologiche Ausl di Bologna -. Molti prediligono lo studio notturno e questo potrebbe rappresentare l’espressione di una particolare attitudine circadiana, ossia di un loro specifico cronotipo».

Un altro studio ha poi esplorato il rapporto tra l’utilizzo di Facebook e la qualità del sonno. È noto che questo social network può generare forme più o meno intense di dipendenza perché rappresenta una sorta di finestra sui fatti degli altri. Lo studio è stato effettuato da ricercatori della Scuola di Medicina dell’Universitad Peruana de Ciencias Aplicadas di Lima, in Perù, guidati da Isabella Wolniczak, ed è stato pubblicato su PLOS One. Si tratta di uno studio “trasversale”, metodologia che rileva l’associazione tra un fenomeno e un altro, senza che sia possibile capire quale dei due sia la causa. La ricerca ha messo in evidenza che tra gli oltre 400 universitari analizzati, un sonno di scarsa qualità era presente in circa il 50per cento dei soggetti. L’uso smodato di Facebook era invece presente in circa il 9 per cento dei soggetti. Tra questi ultimi la frequenza dei disturbi del sonno era però decisamente superiore. Gli autori propongono diverse possibili spiegazioni di questa associazione: forse alcuni studenti avviano Facebook quando hanno terminato le attività quotidiane, un momento che facilmente corrisponde con quello del sonno; oppure si sviluppa dipendenza per alcune attività di Facebook, come i messaggi e i giochi online. Infine, l’uso smodato di Facebook potrebbe essere responsabile di vissuti di solitudine e isolamento, che già in precedenza altre ricerche hanno dimostrato essere esse stesse causa di insonnia.

 Foto: Chi dorme poco è inclineall’internet-dipendenza  #sonno #dormire #insonnia #internet   Assolti tablet e telefonini, non sono loro i colpevoli. Al contrario: chi è predisposto all’insonnia sarebbe più vulnerabile a un uso compulsivo dei media elettronici  Si diventa insonni perché non ci si riesce a staccare da computer, tablet e smartphone, o si è già insonni e allora anche di notte si rimane incollati a schermi e tastiere? Questi strumenti sono importanti mezzi di stimolo cognitivo, ma se il loro uso interferisce con qualità e quantità di sonno, allora potrebbero avere un effetto negativo sull’apprendimento, che invece necessita di un buon riposo. Secondo una ricerca realizzata da psicologi canadesi e pubblicata sul Journal of Sleep Research, chi tende a usare fino a tardi i media elettronici ha già per proprio conto difficoltà a prendere sonno. La ricerca inverte la tendenza rispetto a studi precedenti, che avevano attribuito l’aumento delle insonnie alla difficoltà a separarsi da Facebook o Twitter, da altri social network, e più in generale dai diversivi offerti dall’elettronica. Dicono gli autori dello studio, Royette Tavernier e Teena Willoughby del Department of Psychology della Brock University di St Catharines, nell’Ontario: «Il nostro studio longitudinale su un campione di universitari è durato tre anni ed è stato il primo a esaminare la direzione dell’effetto tra due importanti caratteristiche del sonno (la sua durata e la presenza di disturbi del sonno) e due indici di utilizzo di media (uso di televisione e social network)».  A un migliaio di studenti universitari tra i 17 e i 25 anni è stato sottoposto un questionario, rilevando le loro abitudini nel corso della settimana e durante il weekend, momenti che hanno differenti pattern sia per il tempo dedicato al sonno sia per le modalità d’uso dei media elettronici. «Lo studio - spiegano gli autori - ha indicato che le preesistenza di problemi del sonno era in grado di predire la quantità di tempo trascorsa guardando la tv o sui social network. Al contrario, il tempo trascorso davanti ai media elettronici non era in grado di predire l’eventuale presenza di disturbi del sonno». Ciò a cui la ricerca sembra non rispondere è come se la passassero gli insonni quando ancora non esisteva l’elettronica, quando non ci si poteva collegare a internet 24 ore su 24. Ad esempio, se un buon libro potesse tenere loro compagnia, ma anche tenere sveglio chi altrimenti avrebbe dormito. «D’altra parte, il periodo degli studi universitari rappresenta per molti il momento in cui ci si allontana dalle abitudini familiari - dice il professor Giuseppe Plazzi, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, IRCCS Scienze Neurologiche Ausl di Bologna -. Molti prediligono lo studio notturno e questo potrebbe rappresentare l’espressione di una particolare attitudine circadiana, ossia di un loro specifico cronotipo».  Un altro studio ha poi esplorato il rapporto tra l’utilizzo di Facebook e la qualità del sonno. È noto che questo social network può generare forme più o meno intense di dipendenza perché rappresenta una sorta di finestra sui fatti degli altri. Lo studio è stato effettuato da ricercatori della Scuola di Medicina dell’Universitad Peruana de Ciencias Aplicadas di Lima, in Perù, guidati da Isabella Wolniczak, ed è stato pubblicato su PLOS One. Si tratta di uno studio “trasversale”, metodologia che rileva l’associazione tra un fenomeno e un altro, senza che sia possibile capire quale dei due sia la causa. La ricerca ha messo in evidenza che tra gli oltre 400 universitari analizzati, un sonno di scarsa qualità era presente in circa il 50per cento dei soggetti. L’uso smodato di Facebook era invece presente in circa il 9 per cento dei soggetti. Tra questi ultimi la frequenza dei disturbi del sonno era però decisamente superiore. Gli autori propongono diverse possibili spiegazioni di questa associazione: forse alcuni studenti avviano Facebook quando hanno terminato le attività quotidiane, un momento che facilmente corrisponde con quello del sonno; oppure si sviluppa dipendenza per alcune attività di Facebook, come i messaggi e i giochi online. Infine, l’uso smodato di Facebook potrebbe essere responsabile di vissuti di solitudine e isolamento, che già in precedenza altre ricerche hanno dimostrato essere esse stesse causa di insonnia.