E tu di che insonnia soffri?
#insonnia #sonno #riposo
Ci sono coloro che sono alle prese con le ipersonnie e coloro che invece devono fare i conti con le parasonnie. Il disturbo più frequente in coloro che non riescono a dormire sonni tranquilli sembra però essere l'insonnia cronica, che riguarda soprattutto le donne e che è legata spesso a stati di ansia e stress. In Italia si calcola che siano 12 milioni le persone che hanno disturbi del sonno. Ecco quali sono, secondo gli esperti della World Association of Sleep Medicine , che ha organizzato la recente giornata di sensibilizzazione, i problemi più ricorrenti:
1) Ipersonnia: è un disturbo che riguarda coloro che dormono troppo oppure che tendono ad addormentarsi durante la giornata. È il contrario dell'insonnia, ma può creare grosse difficoltà, perché si manifesta con un manifesto e prolungato sonno dell'individuo, associato alla difficoltà non solo a svegliarsi, ma anche a rimanere sveglio in momenti della vita quotidiana come il pranzo o una conversazione. Colpirebbe il 5% della popolazione e, tra i sintomi, ha irritazione, allucinazioni, perdita della memoria, disorientamento e ansia, oltre ad un costante senso di stanchezza fisica e mentale.
2) Parasonnia: si tratta del classico sonnambulismo, che riguarda il 3-4% della popolazione infantile e che tende a scomparire con la crescita. Se gli episodi si verificano di rado, non è il caso di preoccuparsi, se invece hanno frequenza maggiore (un caso o più ogni 6 mesi) è bene rivolgersi ad uno specialista.
3) Mioclonia ipnica o "sindrome delle gambe senza riposo": ne soffre il 2% della popolazione e soprattutto le donne. Si verifica quando si avvertono piccoli spasmi muscolari, con frequenza costante (ogni 30-40 secondi), accompagnati da formicolio agli arti inferiori. Non si tratta dei classici movimenti a scatto che possono riguardare tutti al momento dell'addormentamento e non sono ritenuti disturbi del sonno: nel caso delle "gambe senza riposo" gli scatti avvengono durante il sonno, sono avvertiti in modo inconsapevole, ma rompono la regolarità del sonno stesso e lasciano un senso di stanchezza al mattino.
4) Insonnia cronica: interessa soprattutto la popolazione femminile e nel 50% dei casi è un disturbo legato a stati di ansia e stress, o a depressione. Per risolvere il problema spesso ci si affida a farmaci sedativi, che però non agiscono sulle cause del disturbo: occorrerebbe invece rivolgersi ad uno specialista, che può consigliare una terapia che agisce sulla dopamina, ovvero sul quel neuromediatore in grado di creare particolare stati mentali.
5) Apnee morfiche ostruttive: si tratta del classico disturbo che si manifesta con il russamento e che è dovuto al restringimento delle prime vie aeree. In questo caso ne soffrono di più gli uomini (4% contro il 2% delle donne), anche se con la menopausa le differenze tendono a ridursi. Non permette di dormire un sonno prolungato e tranquillo e causa una ridotta ossigenazione cardiaca e cerebrale. A favorire questo disturbo possono essere alcune caratteristiche fisiche, come il sovrappeso, il fumo, la mandibola più piccola, le tonsille infiammate o grosse o una conformazione del collo particolarmente tozza.
I dischi intervertebrali
#colonnavertebrale #maldischiena #riposo #salute
I dischi intervertebrali sono delle fibrocartilagini situate tra i corpi vertebrali. I dischi rappresentano fino al 30% dell’altezza complessiva della colonna vertebrale.
Le funzioni principali dei dischi sono:
resistere le compressioni della spina dorsale
trasmettere le forze da una vertebra all’altra
assorbire stress meccanici eccessivi che possono danneggiare il rachide.
I dischi sono anche importanti, in quanto consentono un movimento intervertebrale fisiologico, in particolare nei movimenti di piegamento in avanti ed indietro (flesso-estensione) e nella flessione laterale. Queste cartilagini sono spesso considerate come gli “ammortizzatori” della colonna vertebrale.
Il disco intervertebrale è suddiviso in 3 parti: il nucleo polposo, l’anello fibroso e la cartilagine del piatto vertebrale.
Sezioni colonna vertebrale
Sezione disco 1
Il Nucleo Polposo o “Nucleus Pulposus”, rappresenta fino al 50% della sezione del disco ed è localizzato centralmente. Questo nucleo, ha un contenuto semifluido ed è costituito prevalentemente da acqua (circa il 90%) e da fibre di collagene. Nel tratto cervicale e lombare i dischi hanno un volume maggiore e se sottoposti a pressioni eccessive, hanno maggiore possibilità di prolassare all’esterno, ovvero erniarsi, e danneggiare nervi e strutture adiacenti. La caratteristica del nucleo polposo è quella di deformarsi sotto pressione pur mantenendo il proprio volume invariato. Il nucleus pulposus, così come un palloncino d’acqua, ritorna infatti alla sua forma originaria subito dopo aver assorbito una pressione.
Con il passare degli anni ed a seguito di traumi, il contenuto d’acqua dei dischi tende a ridursi. Questo graduale processo chiamato “disidratazione discale”, da un lato provoca una maggiore spinale, dall’altro previene il rischio di gravi ernie discali.
L’Anello Fibroso o “Annulus Fibrosus”, costituisce la parte esterna del disco. Anche l’annulus ha un elevato contenuto d’acqua, fino al 70%, ma è molto più denso del nucleus pulposus ed ha una qualità di fibre di collagene più resistente. L’anello fibroso è formato da una ventina di “lamelle” concentriche che s’inseriscono sui piatti cartilaginei. La parte più esterna dell’anello è formata da fasce di collagene, chiamate “fibre di Sharpey”, che s’inseriscono nel periosteo (la parte più esterna dell’osso) delle vertebre adiacenti. Questa parte del disco è più vulnerabile posteriormente, come si nota dalla frequente presenza di ernie discali.
I piatti vertebrali cartilaginei separano i dischi dalle vertebre. Queste strutture hanno uno spessore di circa un millimetro e sono costituite sia da fibrocartilagine che da un altro tipo di cartilagine denominata “ialina”. Con il processo d’invecchiamento, i traumi e l’artrosi, questa cartilagine diventa irregolare ed è sostituita dal tessuto osseo.
I dischi nella loro parte esterna sono riccamente innervati e possono quindi provocare dolore se danneggiati. Tuttavia non tutti i processi patologici che coinvolgono il disco generano dolore. Nella maggior parte dei casi, il processo di degenerazione discale avviene in maniera lenta e silenziosa.
La colonna vertebrale
#colonnavertebrale
La Colonna Vertebrale, dal latino “Columna Vertebralis”, chiamata anche comunemente “Spina Dorsale” o “rachide” è una struttura anatomica situata nella parte posteriore del torso composta da 24 ossa, chiamate vertebre, impilate verticalmente tra loro e separate da dischi cartilaginei, chiamati dischi intervertebrali. La spina dorsale include inoltre alla sua estremità inferiore l’osso sacro ed il coccige.
Il rachide è suddiviso in zone diverse a seconda della funzione e della conformazione vertebrale.
Partendo dall’alto verso il basso abbiamo:
Sezioni colonna vertebrale
La colonna vertebrale
La Colonna Cervicale (C1-C7): costituita da 7 vertebre che partono dall’Occipite, primo osso del cranio, fino alla giunzione con il tratto toracico. Comunemente le singole vertebre vengono indicate con la lettera “C” seguita dal numero corrispondente. Ad esempio la terza cervicale viene indicata come “C3” e via dicendo. Il tratto cervicale è la parte più mobile, ed anche più vulnerabile, della rachide per consentire la complessità dei movimenti della testa.
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La Colonna Toracica o “Dorsale” (T1-T12): formata da 12 vertebre, parte dal tratto cervicale (giunzione cervico-toracica) e termina con quello lombare (giunzione cervico-lombare). Le vertebre toraciche si articolano lateralmente con le costole e costituiscono una struttura essenziale per il supporto e la protezione degli organi della cassa toracica, principalmente cuore e polmoni. Come per quelle cervicali, le vertebre toraciche vengono spesso indicate con la lettera “T”, oppure con la “D” per dorsale, seguita dal relativo numero. Il rachide toracico per le sue funzioni e per le articolazioni costali, è il tratto meno mobile della colonna e perciò meno soggetto a traumi.
La Colonna Lombare (L1-L5): costituita da 5 vertebre unisce il tratto dorsale al sacro. Le vertebre sono contrassegnate con la lettera “L”. Il tratto lombare è insieme a quello cervicale, la zona più problematica del rachide, in quanto frequente zona di mal di schiena. Le vertebre lombari con annessi muscoli e legamenti, hanno una struttura più larga e robusta per essere in grado di sorreggere il peso della parte superiore del corpo. Al contrario del tratto toracico la zona lombare ha una discreta mobilità, soprattutto nella flessione in avanti.
L’osso Sacro (S1-S5): formato dall’unione di 5 vertebre che in assenza di dischi intervertebrali, si fondono tra loro in età adulta creando un unico osso di forma triangolare. Il sacro è delimitato nella parte superiore dall’ultima vertebra lombare (L5) e sui due lati dalle ossa iliache del bacino.
Il Coccige: è un piccolo osso di forma triangolare attaccato al sacro tramite dei legamenti. Il coccige è composto in genere da 4 segmenti ossei fusi tra loro ed è una versione ridotta di quello che da un punto di vista evoluzionistico rappresentava la nostra coda.
Il materasso duro non migliora il mal di schiena
#materasso #ortopedico #maldichiena
Dormire su di un materasso duro non vuol dire dormire meglio e far del bene alla propria schiena come i tre quarti dei medici e il senso comune consigliano.
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista THE LANCET mostra che il materasso perfetto contro il mal di schiena e' uno di media durezza, meglio ancora se capace di adattarsi al corpo. La ricerca, condotta da Francisco Kovacs della Kovacs Foundation di Palma de Mallorca in Spagna, ha coinvolto 313 persone con mal di schiena nella sua parte inferiore, che hanno dormito su vari tipi di materasso, senza sapere quali. Le persone cui e' capitato quello medio-rigido hanno dichiarato con frequenza doppia di stare meglio e addirittura di prendere meno antidolorifici per il loro male. I soggetti coinvolti nello studio hanno dovuto dire addio per un po' al loro materasso, i ricercatori lo hanno sostituito con uno duro o di media rigidita'.
Nessun partecipante era pero' a conoscenza di cosa gli era toccato in sorte. Prima dello studio e tre mesi dopo la sua fine gli esperti hanno chiesto a ciascuno di quantificare il proprio dolore a letto, al risveglio e durante la giornata. Il materasso medio ha avuto voti pieni in tutti e tre gli aspetti. Il cambiamento del materasso era associato non soltanto ad un miglioramento notevole nel dolore, ma inoltre ha migliorato il grado di riduzione della disabilità al lavoro che pochi trattamenti medici hanno saputo realizzare. Coloro che vi avevano dormito dicevano di provare meno dolore sia durante l'uso che al risveglio, nonche' di stare meglio durante il giorno. Cio' con una frequenza doppia rispetto agli altri. Gli esperti concludono che alla luce di questi risultati bisognera' riconsiderare i suggerimenti da dare a quanti soffrono di mal di schiena per quel che riguarda la loro quotidianita'. I materassi migliori, dice Gerard Varlotta, direttore del reparto di riabilitazione sportiva al New York University/Rusk Institute, sono quelli che riescono a distribuire i pesi in maniera uniforme adattandosi alla forma del corpo e che non ci fanno assumere posizioni sbagliate, anche se quelli che rispondono a queste caratteristiche tendono ad essere anche i materassi più costosi.
Le regole di igiene del sonno
#sonno #igiene
Che cosa si intende per Igiene del Sonno e qual è il ruolo del rispetto delle norme di Igiene del Sonno nella genesi e nel trattamento dell’Insonnia
E’ noto che il sonno è influenzato dal nostro stile di vita e da vari fattori ambientali.
Il nostro comportamento durante le ore diurne e in particolare nelle ore che precedono l’ora di coricarsi, possono influenzare la qualità del sonno notturno.
Per norme di Igiene del Sonno si intende una serie di comportamenti che fisiologicamente favoriscono un buon sonno notturno.
La maggior parte di dette norme indica comportamenti facilmente perseguibili.
Spesso i soggetti sono scettici rispetto alla possibilità che i propri problemi di sonno possano realmente trarre vantaggio dall’osservazione delle norme indicate.
Ciò deriva in parte dal fatto che molte di tali norme fanno parte, nel bagaglio culturale di molti di noi, di una serie di comportamenti interiorizzati come banali, di scarso valore ai fini di un buon stato di salute o addirittura da sempre vissuti come inutili o trascurabili proibizioni.
Inoltre i medici stessi e i mezzi di informazione presentano spesso tali norme senza spiegarne appieno il fondamento scientifico; ciò non contribuisce a fondare o aumentare il grado di consapevolezza da parte dei soggetti circa il reale valore delle norme stesse.
Nella letteratura scientifica è documentato che nella maggior parte delle insonnie, a prescindere dalla loro eziologia, le norme di igiene del sonno non sono rispettate e che tale mancata osservanza costituisce un fattore di cronicizzazione e/o peggioramento del disturbo.
E’ altrettanto documentato che la correzione di comportamenti erronei e l’applicazione in modo sistematico delle norme di igiene del sonno, talvolta “risolve” l’ insonnia e spesso contribuisce ad attenuarla.
QUALI SONO LE NORME DI IGIENE DEL SONNO
Alcune delle norme di Igiene del sonno riguardano la qualità dell’ambiente di sonno, altre riguardano le nostre abitudini alimentari e il nostro stile di vita (orari; esercizio fisico etc…), altre ancora alcuni nostri comportamenti specifici nei confronti del sonno notturno.
Il rispetto di tali norme dovrebbe essere, perché sortisca un effetto positivo sull’insonnia, costante e sistematico.
Quando il rispetto delle norme di igiene del sonno diventa, con l’aiuto del medico, il trattamento di scelta o una componente del trattamento, il soggetto viene aiutato ad autovalutare e controllare i propri comportamenti tramite appositi “diari del sonno” o monitoraggi strumentali assai semplici come i monitoraggi “actigrafici”, che comportano soltanto di portare al polso un dispositivo della grandezza e peso di un orologio, per piu’ giorni consecutivi.
1.La stanza in cui si dorme non dovrebbe ospitare altro che l’essenziale per domire.
E’ da sconsigliare la collocazione nella camera da letto di televisore, computer,
scrivanie per evitare di stabilire legami tra attività non
rilassanti e l’ambiente in cui si deve invece stabilire una condizione
di relax che favorisca l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno.
2.La stanza in cui si dorme deve essere sufficientemente buia, silenziosa e di
temperatura adeguata (evitare eccesso di caldo o di freddo).
3.Evitare di assumere, in particolare nelle ore serali, bevande a base di caffeina e simili (caffe’,the,coca-cola,cioccolata)
4.Evitare di assumere nelle ore serali o, peggio, a scopo ipnoinducente , bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici).
5.Evitare pasti serali ipercalorici o comunque abbondanti e ad alto contenuto di proteine (carne, pesce).
6.Evitare il fumo di tabacco nelle ore serali.
7.Evitare sonnellini diurni, eccetto un breve sonnellino post-prandiale.Evitare in particolare sonnellini dopo cena, nella fascia oraria prima di coricarsi.
8.Evitare, nelle ore prima di coricarsi, l’esercizio fisico di medio-alta intensità ( per es. palestra). L’esercizio fisico e’ invece auspicabile nel tardo pomeriggio.
9.Il bagno caldo serale non dovrebbe essere fatto nell’immediatezza di coricarsi ma a distanza di 1-2 ore.
10.Evitare, nelle ore prima di coricarsi, di impegnarsi in attività che risultano particolarmente coinvolgenti sul piano mentale e/o emotivo (studio;lavoro al computer;video-giochi etc…)
11.Cercare di coricarsi la sera e alzarsi al mattino in orari regolari e costanti e quanto piu’ possibile consoni alla propria tendenza naturale al sonno.
12.Non protrarre eccessivamente il tempo trascorso a letto di notte, anticipando l’ora di coricarsi e/o posticipando l’ora di alzarsi al mattino.
FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLE NORME DI IGIENE DEL SONNO
LE NORME AMBIENTALI
Sono quelle che risultano maggiormente intuitive. Fattori quali la luce, il rumore o sensazioni fisiche fastidiose (fino al dolore), costituiscono stimoli che a livello del sistema nervoso centrale attivano i sistemi della veglia, rendendo difficile l’innesco o il mantenimento del sonno. Una buona igiene dell’ambiente di sonno, favorirà il relax in senso fisico e psicologico attraverso l’attenuazione degli stimoli fisici risveglianti e l’allontanamento dagli oggetti simbolo dell’attività di veglia, i.e. scrivanie,computer etc…
LE NORME DIETETICHE
-La caffeina e le sostanze analoghe esercitano a livello dei centri nervosi (tronco dell’encefalo e corteccia cerebrale) una attività eccitante e dunque risvegliante.
Esistono studi sperimentali su volontari sani, che dimostrano come a determinate dosi e tempi di somministrazione la caffeina induce insonnia.
-L’alcol è al contrario un sedativo, ma la sua azione è molto rapida. Dopo aver velocemente favorito il sonno, l’alcol viene eliminato rapidamente dall’organismo e il sistema nervoso centrale entra (come accade nelle “sindromi di astinenza”) in uno stato di relativa “ipereccitabilità” con conseguente facilitazione dei sistemi della veglia e quindi risvegli nel corso del sonno notturno.
-Il fumo di sigaretta o pipa comportano assunzione di nicotina, sostanza con effetti eccitanti sul sistema nrvoso centrale. Il fumo inoltre ha effetti irritanti e congestionanti sulle vie respiratorie e può quindi favorire la comparsa di disturbi respiratori durante il sonno con conseguenti disturbi del sonno stesso.
-La dieta a base di zuccheri (amidi del riso e della pasta; fruttosio, saccarosio) favorisce l’innesco e il mantenimento del sono facilitando l’assorbimento di un aminoacido, il triptofano, che entra nella sintesi della Serotonina, sostanza che ha un ruolo importante nella regolazione del sonno. Al contrario un pasto proteico tende a rendere più difficile l’assorbimento di questo aminoacido.
Cibi ricchi in triptofano possono favorire il sonno.
LE NORME COMPORTAMENTALI
-Il ciclo sonno-veglia del nostro organismo e’ regolato da quello che viene comunemente chiamato “orologio interno”, un complesso meccanismo neuro-ormonale, di cui fanno parte determinate zone del sistema nervoso centrale (principalmente il diencefalo; la ghiandola pineale con la secrezione della melatonina) e che, anche in assenza di stimoli esterni, fa sì che noi ciclicamente alterniamo veglia e sonno secondo un ritmo che è un po’ più lungo di quello cui ci “costringe” il mondo esterno: la nostra giornata “interna” sarebbe di 25 ore (ritmo “circadiano”); quella sociale-convenzionale è, come tutti sappiamo, di 24 ore.
Tale adattamento è possibile in quanto il nostro sistema di regolazione interna è adattabile e si lascia ritmare dagli stimoli esterni (soprattutto dall’alternanza di luce/buio. La luce, attraverso la retina, manda impulsi al diencefalo e interferisce con la secrezione di melatonina).
Tra i tanti fattori che possono contribuire a mantenere il nostro orologio interno “regolato” e in fase con gli stimoli del mondo esterno , senz’altro è importante il mantenimento di abitudini e orari di sonno quanto più possibile regolari e costanti.
Diversamente disorientiamo il nostro orologio interno e facciamo si’ che il nostro sistema veglia/sonno diventi irregolare, con insonnia notturna e sonnolenza diurna, in modo simile a quello che succede ai lavoratori turnisti, costretti da motivi professionali a variare i propri orari e dormire o vegliare in orari non consueti.
-Una breve “siesta” nel primissimo pomeriggio, è un fatto fisiologico per molti di noi e non interferisce significativamente con il sonno notturno.
Sonnellini serotini o dopo cena invece sono deleteri per la quantità e qualità del sonno notturno perché “consumano” in anticipo la quota di sonno che dovremmo “consumare” nella notte.
-L’esercizio fisico influenza il sonno a seconda dell’intensità, della durata e dell’ora in cui viene praticato. E’ verosimile che l’esercizio fisico influenzi il sonno attraverso più meccanismi: 1) aumento della temperatura corporea 2) modificazione nella secrezione di melatonina 3) influenza sul livello di relax e comfort psico-fisico.
La regolazione della temperatura corporea è strettamente connessa con quella del ciclo sonno/veglia. Alla diminuzione della temperatura corrisponde un aumento della propensione al sonno. Praticando esercizio fisico nelle ore precedenti l’ora di coricarci, provocheremo un aumento di temperatura inizialmente, che poi scenderà al momento in cui ci coricheremo, creando una condizione di propensione al sonno.
-In modo analogo possono essere spiegate le relazioni tra bagno caldo serale e facilitazione del sonno.
SONNOLENZA ALLA GUIDA
#sonnolenza #guidasicura #sicurezza
Quanto è frequente la sonnolenza alla guida?
La sonnolenza è la seconda causa (dopo l’alcool) di incidenti automobilistici. In numerose inchieste, più del 50% delle persone riferisce di aver guidato in condizioni di sonnolenza durante l’ultimo anno, e quasi il 25 % riferisce in realtà di essersi addormentato al volante. Le stime della polizia stradale o dell’ISTAT indicano che la sonnolenza contribuisca a poco più dell’1% dei morti da incidenti stradali, ma questa cifra è probabilmente sottostimata, perché:
1) gli agenti di polizia spesso non riconoscono i segni di un incidente di guida dovuto a sonnolenza;
2) la sonnolenza non è valutata spesso come una potenziale causa di un incidente;
3) non esiste un esame specifico di sonnolenza come esiste un livello patologico di alcool.
In realtà, alcune ricerche hanno stimato che la sonnolenza svolga un ruolo causale (in tutto o in parte) nel 20-25% degli incidenti stradali. Gli incidenti da sonnolenza si verificano più spesso di notte o nella metà pomeriggio (orari di ridotta vigilanza), su autostrade o strade statali (guida più noiosa e a velocità più elevata e costante), coinvolgendo un solo veicolo e spesso con gravi danni al veicolo. Il guidatore è di solito solo e non fa nessuno sforzo di frenare o di adottare altre azioni per evitare l’incidente.
Quanto è pericolosa la guida in condizioni di sonnolenza?
Studi recenti suggeriscono che la sonnolenza alla guida è paragonabile alla ebbrezza. Uno studio su un gruppo di giovani adulti sani ha evidenziato che le prestazioni su un simulatore di guida dopo 18 ore di veglia sono compromesse come quelle effettuate con una concentrazione di alcool nel sangue (BAC) di ,0,5 mg/dl che è il limite di legge in Italia e nella maggior parte dei paesi europei. Dopo una privazione di sonno totale di una notte, le prestazioni di guida erano simili a quelle ottenute con un tasso alcoolemico di 0,8 mg/dl. In un altro studio, i tempi di reazione, che sono fondamentali per la guida, sono maggiormente alterati nei pazienti OSAS rispetto ai pazienti con livelli alcoolemici nella norma.
Chi è a rischio di incidenti alla guida da sonnolenza?
Nessuno è esente da un incidente autostradale da sonnolenza, ma ci sono alcuni fattori di rischio noti per aumentarne la probabilità: (1) Essere cronicamente deprivati di sonno. La durata del sonno notturno necessaria per sentirsi riposati durante il giorno è individuale ma la riduzione cronica del riposo notturno è probabilmente il più frequente e importante fattore di rischio per sonnolenza alla guida (2) Età e sesso. Il gruppo a maggior rischio di incidenti stradali da sonno è quello costituito dagli uomini tra 20-25 anni di età. (3) Numero di km di guida autostradale. Questo è uno dei motivi per cui i guidatori professionisti ed in particolar modo i camionisti sono più a rischio (4) Lavoratori turnisti, che hanno livelli più elevati di sonnolenza diurna e possono guidare al termine del turno notturno (5) Disturbo del sonno non diagnosticato o non trattato, principalmente la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (6) utilizzo di alcool o farmaci che possono causare sonnolenza.
I diversi fattori di rischio si possono ovviamente amplificare l’uno con l’altro nel singolo paziente.
Quali sono i segni della sonnolenza alla guida?
La sonnolenza è la sensazione di avere bisogno di sonno, più o meno allo stesso modo in cui la fame segnala il vostro bisogno di cibo. Come detto, negli individui sani, la sonnolenza può essere il risultato di: (1) sonno insufficiente o di scarsa qualità, (2) sonno o veglia ad orari inappropriati, e (3) orario della giornata: normalmente la sonnolenza è maggiore a metà pomeriggio e nelle prime ore del mattino (cioè 1:00-05:00) indipendentemente dalla quantità e qualità del sonno precedente. Inoltre sostanze come farmaci o sostanze da banco e l’alcool possono causare sonnolenza. La sonnolenza è anche un sintomo importante di disturbi del sonno, quali sindrome delle apnee nel sonno e narcolessia.
Se presenta i seguenti comportamenti o ha le sensazioni di sonnolenza alla guida sottoelencate, o se presenta i seguenti comportamenti al volante, si dovrebbe fermarsi e riposare:
Stanchezza e / o irritabilità
Comportamenti come di “estraniamento ” durante la guida (ad esempio, non ricordarsi le uscite dell’autostrada)
Caduta o sensazione di pesantezza delle palpebre
Trovarsi al di fuori della propria corsia di marcia o non guidare in linea retta (“oscillare”)
Comportamenti di “sfregamento” degli occhi
Difficoltà nel mantenere una velocità costante
Sbadigli
Deficit di attenzione
Cosa devo fare se ho sonnolenza alla guida?
La ricerca ha dimostrato che le strategie utilizzate da molti autisti, come alzare il volume della radio, abbassare il finestrino o accendere il climatizzatore, impegnarsi in un breve esercizio, o cantare, non sono utili per ridurre il rischio di avere un incidente. L’unico comportamento efficace è rappresentato da un sonnellino, il cui effetto può essere potenziato dall’assunzione di caffeina.
Ci sono inoltre misure preventive che si possono adottare prima di mettersi al volante:
- Quando si prepara a partire per un viaggio di lunga durata, essere sicuri di ottenere un sonno adeguato la sera prima in modo che si è ben riposati.
- Organizzarsi per guidare in un momento in cui il tuo corpo si sente più vigile, come al mattino, e fare pause frequenti.
- Avere un compagno di viaggio, sia per dividere eventualmente i compiti di guida sia per monitorare i comportamenti
- Se si pensa di avere un disturbo del sonno, consultare il medico. Oltre a migliorare la sonnolenza diurna e l’irritabilità, la ricerca suggerisce che il trattamento efficace dei disturbi del sonno riduca il rischio di incidenti stradali da sonnolenza.
- Quando si guida, è importante monitorare i segni di sonnolenza evidenziati sopra. Se si diventa sonnolenti alla guida, conviene fermarsi alla prima area di servizio. Un breve sonnellino (circa 15 minuti) e/o 1-2 tazze di caffè (100-200 mg di caffeina) possono aiutare a ridurre la sonnolenza nel breve termine. Gli effetti sono migliori se le due strategie vengono effettuate contemporaneamente, ma i benefici durano comunque poche ore al massimo.
In breve non esiste un sostituto possibile ad un sonno di durata adeguata prima della guida.
Misure materassi:come scegliere la giusta misura del proprio materasso. Guida alla scelta della misura del materasso!
#materasso
Misure materassi: un'eterna diatriba! Sicuramente tutti voi di fronte all'acquisto di un nuovo materasso vi sarete trovati nell'imbarazzo della scelta della misura giusta per il vostro materasso!
I
n questo post vi darò le linee guida per la corretta scelta della misura, dedicandomi in particolare al campo dei materassi matrimoniali per il mercato Italiano ed Europeo
(nei paesi anglosassoni, russi ed arabi infatti le misure materassi seguono regole totalmente diverse!).
Fino a non molti anni fa la misura comune del materasso matrimoniale era: 190cm di lunghezza e 160cm di larghezza, ma oggi l'allargamento dell'offerta di materassi e lenzuola e l'aumento della statura media hanno portato alla produzione di decine di misure possibili nella scelta: dal 160x190 al 200x210 !
Ecco a voi in pochi e semplici punti come scegliere quella giusta per voi!
Verificate per prima cosa la misura del vostro letto e della vostra rete: se già disponete di una rete dovrete seguirne la misura. Se, invece, state affrontando un nuovo acquisto anche di letto e rete potrete scegliere la misura che desiderate.
Sappiate che con materassi di grandi dimensioni, ovviamente anche l'ingombro del letto aumenterà in proporzione, verificate, quindi, prima la misura massima congrua alla stanza.
Nel caso aveste spazio in abbondanza nella camera da letto, misure materassi di larghezze maggiori favoriranno un maggiore confort nel dormire in coppia: valutate quindi larghezze da 170, 180, 200 cm.
Tenete in considerazione che il materasso deve essere al meno 10-15 cm più lungo della vostra altezza: perciò se siete alti 190 avrete bisogno di un materasso lungo almeno 200 o 210 cm.
Considerate che normalmente materassi di dimensioni superiori al 180x200 cm hanno prezzi notevolmente maggiori in quanto "fuori standard".
Verificate che le vostre lenzuola o quelle che vorrete acquistare siano adatte alla misura del materasso.
Lenzuola standard in commercio sono di prassi indicate per materassi sino a 170x200cm o 180x200cm (dipende dall'azienda produttrice!)
Stesso consiglio del punto 6 vale anche per la misura del piumino e della trapunta.
Verificate anche l'altezza del materasso! Se la vostra testiera del letto è particolarmente bassa ed il materasso acquistato sopra i 20cm di spessore, potrebbe rimanervi poco appoggio quando leggete a letto!
Non sempre materassi più alti sono di maggiore qualità!