giovedì 20 marzo 2014

Materassi pop-tech

Materassi pop-tech
#materasso

C’è stato un tempo in cui le pubblicità dei materassi erano molto presenti in televisione. L’omino sdraiato in pigiama di Permaflex, il materasso a molle, ancora in produzione, è stato l’emblema dell’Italia del boom economico. Si passava dai materassi di foglie e paglia alle molle, dopo aver transitato, ma non tutti, per i materassi di lana, simbolo dell’ascesa economica piccolo borghese.
Ha ragione Bernd Brunner in L’arte di stare sdraiati (Cortina) quando scrive che per secoli il sonno è stato privatizzato, nascosto dietro le quinte. Poi a un certo punto le società occidentali hanno aperto la camera da letto, così che i mobili che vi si trovavano si sono trasformati in un oggetto da esibire. Inizia nel Novecento l’era del design. Dalla fine degli anni Cinquanta, almeno nel Bel Paese, la forma del letto ha conosciuto una grande diversificazione, così da rivelare a chi entrava nella camera la personalità del proprietario, o della proprietaria. Nessuna cosa come il letto funziona come un segno distintivo, d’identità e di prestigio. E il materasso? Ha cominciato a diventare un oggetto del desiderio, ma solo dopo l’ascesa del letto «disegnato».

La parola d’ordine è stata prima comodità, poi salute, e infine ecologia. I materassi, alla pari delle automobili, si sono diversificati nel corso di alcuni decenni. Poi, di colpo, all’inizio tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI, sono scomparse le manchette pubblicitarie dalle pagine delle riviste popolari e dai quotidiani, per approdare invece tra i televenditori. Trasformato in oggetto pop per sogni d’oro. Il materasso ha subito un’evoluzione come oggetto tecnico: ad acqua, di lattice, a molle, di schiuma di poliuretano, composto, tatami, e altro ancora. Da giaciglio notturno o alcova, il letto si è evoluto, e con lui il materasso.

La parola «materasso» ha un’origine araba; viene da matrah, che a sua volta deriva dalla radice taraha, gettare, perché indicava il tappeto nel quale vi si coricava, sulla nuda terra. Arrivato con i Crociati, sembra che la parola sia comparsa contemporaneamente in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, ma partendo, dicono i linguisti, dall’Italia meridionale. Quando si pensa al materasso, viene subito in mente la dolcezza e lo sfarzo del dormire delle culture del Sud, mentre al Nord, scrive Brenner, durante la preistoria, e anche dopo, si dormiva in buche scavate per terra. Abbiamo imparato dagli Arabi non solo i numeri, ma anche l’arte di stare sdraiati.
 
 
 
 
 
 
 

Identikit del sonnambulo da giovane

Identikit del sonnambulo da giovane

Svegli di notte, chiacchierano, ridono, si alzano e poi tornano a dormire senza mantenere il ricordo di quanto accaduto. Capita a molti bambini, ma non per tutti è un "problema"
Chi negli anni Settanta aveva pochi anni si ricorderà la piccola Heidi, protagonista di un cartone animato che ha fatto epoca, che camminava nel sonno. Il suo non era un disturbo raro, allora come oggi. “Di sonnambulismo soffre il 12 - 13% dei bambini intorno ai nove, dieci anni e il 6 - 7% dei bimbi dai sei agli otto anni" afferma il professor Luigi Ferini Strambi, neurologo direttore del Centro del Sonno dell’Ospedale San Raffaele Turro. "Non c’è una ragione chiara che ne identifichi l’origine, anche se è certa una componente ereditaria per cui se mamma e papà da bimbi sono stati sonnambuli è altamente probabile che i figli lo diventino. Anche lo stress potrebbe acuire questo disturbo”.

BIMBI SONNAMBULI “Difficilmente hanno meno di 6 anni (solo il 5% di quelli in età prescolare ne soffre)" spiega Ferini Strambi. "Si alzano, girano per la casa confusi e disorientati oppure, semplicemente si svegliano, si siedono sul loro lettino, pronunciano qualche frase, talvolta dal significato incomprensibile, e poi si rimettono a dormire, del tutto inconsapevoli dell’accaduto. La mattina successiva si svegliano come se avessero dormito ininterrottamente per tutta la notte. Tranne nei casi in cui i microrisvegli sono così frequenti da avere una ripercussione sulla vitalità del bambino che, all’indomani, si sentirà stanco e affaticato. Ed è questa una delle spie di sonnambulismo che deve destare l’attenzione degli adulti. Quando il fenomeno è frequente, si verifica cioè quasi tutte le notti oppure il bambino inizia a risentirne perché accusa stanchezza e apatia, allora è il caso di parlarne con il pediatra o di rivolgersi a un centro del sonno. Intanto i genitori per aiutare il medico a effettuare la diagnosi possono fare un semplice video del loro bimbo sonnambolo. Basta uno smartphone da tenere accanto al letto per filmare il proprio figlio durante i risvegli notturni. Gli episodi di sonnambulismo non sono, infatti, tutti uguali e averne una rappresentazione per immagini può essere veramente molto utile. Anche la durata dei risvegli è estremamente variabile: da un minuto a venti, trenta minuti. Importante è anche ricordarsi in che fase della notte avviene il risveglio. Il sonnambulismo si verifica in genere nella prima fase del sonno. Se i risvegli avvengono nel cuore della notte o verso il mattino è bene farlo presente al medico. Se, invece, l’episodio di sonnambulismo si verifica circa un’ora o due dopo che il bimbo si è addormentato e poche volte (in alcuni casi anche una sola volta nella vita) non è neppure il caso di farlo presente al pediatra”.

BIMBI CHE... PARLANO DI NOTTE “E’ molto frequente parlare durante la notte - spiega Ferini Strambi - anche ridere o piangere. Un fenomeno estremamente comune che nulla ha a che vedere con il sonnambulismo. Chiacchierate più o meno confuse e comprensibili, urla e risate sono possibili durante l’intero arco della notte e non devono destare alcuna preoccupazione. Sono fenomeni legati al sonno leggero non-REM”.

ADULTI SONNAMBULI “Più raro che il problema si estenda all'età adulta, ma ne esistono" spiega Ferini Strambi. Sono generalmente ex bimbi sonnambuli che pur crescendo non “hanno perso il vizio”. Nella maggior parte dei casi, infatti, il sonnambulismo scompare con l’adolescenza. Non ci sono dati precisi circa la diffusione del fenomeno tra gli adulti, anche se è nettamente meno rilevante che in età pediatrica. Da un recente studio a cura di ricercatori canadesi è emerso, però, che ansia e depressione possono avere un impatto sull’intensificarsi del sonnambulismo. Anche l’utilizzo di farmaci ipnotici, il rumore nella camera da letto, la febbre e il consumo di alcol possono aumentare la predisposizione agli episodi di sonnambulismo”.

LA DIAGNOSI E CURA “Nei centri del sonno si effettua una videopolisonografia - spiega Ferini Strambi - esame non invasivo ma che richiede il ricovero ospedaliero perché consiste nella registrazione di parametri cardiaci, respiratori e cerebrali durante il sonno. Si esegue applicando alcuni sensori sul torace, il saturimetro da dito (una specie di pinza sul dito medio che misura la saturazione dell’ossigeno) e la cannula nasale (un tubicino nel naso) In caso di sonnambulismo accertato esiste una terapia farmacologica, oppure si può fare ricorso alla psicoterapia cognitivo-comportamentale”.


 Foto: Identikit del sonnambulo da giovane  Svegli di notte, chiacchierano, ridono, si alzano e poi tornano a dormire senza mantenere il ricordo di quanto accaduto. Capita a molti bambini, ma non per tutti è un "problema" Chi negli anni Settanta aveva pochi anni si ricorderà la piccola Heidi, protagonista di un cartone animato che ha fatto epoca, che camminava nel sonno. Il suo non era un disturbo raro, allora come oggi. “Di sonnambulismo soffre il 12 - 13% dei bambini intorno ai nove, dieci anni e il 6 - 7% dei bimbi dai sei agli otto anni" afferma il professor Luigi Ferini Strambi, neurologo direttore del Centro del Sonno dell’Ospedale San Raffaele Turro. "Non c’è una ragione chiara che ne identifichi l’origine, anche se è certa una componente ereditaria per cui se mamma e papà da bimbi sono stati sonnambuli è altamente probabile che i figli lo diventino. Anche lo stress potrebbe acuire questo disturbo”.  BIMBI SONNAMBULI “Difficilmente hanno meno di 6 anni (solo il 5% di quelli in età prescolare ne soffre)" spiega Ferini Strambi. "Si alzano, girano per la casa confusi e disorientati oppure, semplicemente si svegliano, si siedono sul loro lettino, pronunciano qualche frase, talvolta dal significato incomprensibile, e poi si rimettono a dormire, del tutto inconsapevoli dell’accaduto. La mattina successiva si svegliano come se avessero dormito ininterrottamente per tutta la notte. Tranne nei casi in cui i microrisvegli sono così frequenti da avere una ripercussione sulla vitalità del bambino che, all’indomani, si sentirà stanco e affaticato. Ed è questa una delle spie di sonnambulismo che deve destare l’attenzione degli adulti. Quando il fenomeno è frequente, si verifica cioè quasi tutte le notti oppure il bambino inizia a risentirne perché accusa stanchezza e apatia, allora è il caso di parlarne con il pediatra o di rivolgersi a un centro del sonno. Intanto i genitori per aiutare il medico a effettuare la diagnosi possono fare un semplice video del loro bimbo sonnambolo. Basta uno smartphone da tenere accanto al letto per filmare il proprio figlio durante i risvegli notturni. Gli episodi di sonnambulismo non sono, infatti, tutti uguali e averne una rappresentazione per immagini può essere veramente molto utile. Anche la durata dei risvegli è estremamente variabile: da un minuto a venti, trenta minuti. Importante è anche ricordarsi in che fase della notte avviene il risveglio. Il sonnambulismo si verifica in genere nella prima fase del sonno. Se i risvegli avvengono nel cuore della notte o verso il mattino è bene farlo presente al medico. Se, invece, l’episodio di sonnambulismo si verifica circa un’ora o due dopo che il bimbo si è addormentato e poche volte (in alcuni casi anche una sola volta nella vita) non è neppure il caso di farlo presente al pediatra”.   BIMBI CHE... PARLANO DI NOTTE “E’ molto frequente parlare durante la notte - spiega Ferini Strambi - anche ridere o piangere. Un fenomeno estremamente comune che nulla ha a che vedere con il sonnambulismo. Chiacchierate più o meno confuse e comprensibili, urla e risate sono possibili durante l’intero arco della notte e non devono destare alcuna preoccupazione. Sono fenomeni legati al sonno leggero non-REM”.  ADULTI SONNAMBULI “Più raro che il problema si estenda all'età adulta, ma ne esistono" spiega Ferini Strambi. Sono generalmente ex bimbi sonnambuli che pur crescendo non “hanno perso il vizio”. Nella maggior parte dei casi, infatti, il sonnambulismo scompare con l’adolescenza. Non ci sono dati precisi circa la diffusione del fenomeno tra gli adulti, anche se è nettamente meno rilevante che in età pediatrica. Da un recente studio a cura di ricercatori canadesi è emerso, però, che ansia e depressione possono avere un impatto sull’intensificarsi del sonnambulismo. Anche l’utilizzo di farmaci ipnotici, il rumore nella camera da letto, la febbre  e il consumo di alcol possono aumentare la predisposizione agli episodi di sonnambulismo”.  LA DIAGNOSI  E CURA “Nei centri del sonno si effettua una videopolisonografia - spiega Ferini Strambi - esame non invasivo ma che richiede il ricovero ospedaliero perché consiste nella registrazione di parametri cardiaci, respiratori e cerebrali durante il sonno. Si esegue applicando alcuni sensori sul torace, il saturimetro da dito (una specie di pinza sul dito medio che misura la saturazione dell’ossigeno) e la cannula nasale (un tubicino nel naso) In caso di sonnambulismo accertato esiste una terapia farmacologica, oppure si può fare ricorso alla psicoterapia cognitivo-comportamentale”.

Dimagrire dormendo è veramente possibile?

Dimagrire dormendo è veramente possibile?
#dieta #dimagrire #dormire

Dimagrire mentre si dorme: anche se sembra una favola, è tuttavia realizzabile.

Secondo il dr. Pape, un buon sonno e una sana alimentazione sono le chiavi per dimagrire con successoLa buona notizia è infatti la veridicità di tale asserzione. Ma si sbaglia di grosso chi pensa che ciò sia possibile solamente passando molto tempo a letto. Dietro a tutto ciò si nasconde molto di più del tempo passato a dormire o di una particolare dieta che favorisca il consumo di grasso durante il sonno per i processi rigenerativi del corpo. La chiave per riuscire a consumare più calorie mentre dormiamo è da una parte incentivare la produzione dell’ormone della crescita e dall’altra tenere basso il livello dell’ormone insulina prima di andare a letto.

Gli antagonisti: insulina e ormone della crescita

L’ormone della crescita o somatotropina che viene prodotto per il 75% durante il sonno, è addetto ai processi di riparazione e di rigenerazione del nostro organismo. Per l’espletamento di queste competenze, la somatotropina consuma energia che prende dalle riserve di grasso nel corpo. Tuttavia l’ormone della crescita ha un ormone antagonista, l’insulina, che ostacola la metabolizzazione del grasso e quindi l’azione della somatotropina. La ricetta per dimagrire durante il sonno è quindi la seguente: fare in modo di avere molta produzione di somatotropina, poca di insulina e molto “sonno profondo”.

Come fare?

Generalmente bisogna prestare attenzione a ciò che si mangia. Per tenere basso il livello di insulina nel sangue e “dimagrire durante il sonno” bisogna lasciar passare minimo 5 ore tra un pasto e l’altro, mangiando 3 volte al giorno. Inoltre è bene sapere che la produzione di insulina viene incrementata mangiando grandi quantità di carboidrati (pasta, pizza, pane, patate o zuccheri). Quindi il primo comandamento per smaltire grassi durante il sonno è quello di rinunciare la sera ad assumere carboidrati.

Cosa mangiare

A colazione non è necessario rinunciare ai carboidrati. È consentito mangiare un panino e cose dolci quali nutella o marmellata. In alternativa si può scegliere di optare per il müsli. Tuttavia bisogna eliminare dal primo pasto quotidiano tutti gli alimenti contenenti grandi percentuali di proteine quali latte, formaggi, uova, yogurt e affettati. Il pranzo dovrebbe invece essere una combinazione di carboidrati e proteine. Piatti a base di verdure e carne o pesce sono i più consigliati. Ma anche una insalata di pasta con verdure e carne o pesce può andare bene. La sera invece si dovrebbero preferire gli alimenti contenenti un’alta percentuale di proteine quali pesce, carne, formaggi e uova.

Non cenare tardi

Inoltre è molto importante non assumere l’ultimo pasto non troppo tardi la sera. L’ideale sarebbe tra le 17 e le 19 in modo che il corpo abbia il tempo necessario per digerire, mettersi lentamente a riposo e abbassare i livelli di insulina e di zuccheri nel sangue. D’altra parte è importante favorire la produzione di ormone della crescita. Assumendo invece carboidrati e zuccheri la sera tardi la secrezione di somatotropina sarà di breve durata o del tutto ostacolata.

Movimento la sera

L’ideale sarebbe unire una particolare attenzione all’alimentazione ad un po’ di movimento, consigliato soprattutto la sera. Un po’ di moto la sera infatti favorisce la produzione dell’ormone della crescita durante il riposo. L’importante è non fare dello sport faticoso prima di andare a letto, perché può rendere più difficoltosa e lunga la fase di addormentamento.

Dormire a sufficienza

Alimentazione e movimento non portano tuttavia ai vantaggi sperati se non si dorme a sufficienza. La secrezione dell’ormone della crescita comincia infatti solamente un’ora dopo essersi addormentati e durante la fase di sonno profondo, e come detto qualche riga sopra, le energie per avviare questo processo sono prese dai depositi adiposi situati in varie parti del corpo. Cercate quindi di dormire sempre un numero sufficienti di ore.

Der Artikel ist auch in Deutsch verfügbar.


 Foto: Dimagrire dormendo è veramente possibile? #dieta #dimagrire #dormire   Dimagrire mentre si dorme: anche se sembra una favola, è tuttavia realizzabile.  Secondo il dr. Pape, un buon sonno e una sana alimentazione sono le chiavi per dimagrire con successoLa buona notizia è infatti la veridicità di tale asserzione. Ma si sbaglia di grosso chi pensa che ciò sia possibile solamente passando molto tempo a letto. Dietro a tutto ciò si nasconde molto di più del tempo passato a dormire o di una particolare dieta che favorisca il consumo di grasso durante il sonno per i processi rigenerativi del corpo. La chiave per riuscire a consumare più calorie mentre dormiamo è da una parte incentivare la produzione dell’ormone della crescita e dall’altra tenere basso il livello dell’ormone insulina prima di andare a letto.  Gli antagonisti: insulina e ormone della crescita  L’ormone della crescita o somatotropina che viene prodotto per il 75% durante il sonno, è addetto ai processi di riparazione e di rigenerazione del nostro organismo. Per l’espletamento di queste competenze, la somatotropina consuma energia che prende dalle riserve di grasso nel corpo. Tuttavia l’ormone della crescita ha un ormone antagonista, l’insulina, che ostacola la metabolizzazione del grasso e quindi l’azione della somatotropina. La ricetta per dimagrire durante il sonno è quindi la seguente: fare in modo di avere molta produzione di somatotropina, poca di insulina e molto “sonno profondo”.  Come fare?  Generalmente bisogna prestare attenzione a ciò che si mangia. Per tenere basso il livello di insulina nel sangue e “dimagrire durante il sonno” bisogna lasciar passare minimo 5 ore tra un pasto e l’altro, mangiando 3 volte al giorno. Inoltre è bene sapere che la produzione di insulina viene incrementata mangiando grandi quantità di carboidrati (pasta, pizza, pane, patate o zuccheri). Quindi il primo comandamento per smaltire grassi durante il sonno è quello di rinunciare la sera ad assumere carboidrati.  Cosa mangiare  A colazione non è necessario rinunciare ai carboidrati. È consentito mangiare un panino e cose dolci quali nutella o marmellata. In alternativa si può scegliere di optare per il müsli. Tuttavia bisogna eliminare dal primo pasto quotidiano tutti gli alimenti contenenti grandi percentuali di proteine quali latte, formaggi, uova, yogurt e affettati. Il pranzo dovrebbe invece essere una combinazione di carboidrati e proteine. Piatti a base di verdure e carne o pesce sono i più consigliati. Ma anche una insalata di pasta con verdure e carne o pesce può andare bene. La sera invece si dovrebbero preferire gli alimenti contenenti un’alta percentuale di proteine quali pesce, carne, formaggi e uova.  Non cenare tardi  Inoltre è molto importante non assumere l’ultimo pasto non troppo tardi la sera. L’ideale sarebbe tra le 17 e le 19 in modo che il corpo abbia il tempo necessario per digerire, mettersi lentamente a riposo e abbassare i livelli di insulina e di zuccheri nel sangue. D’altra parte è importante favorire la produzione di ormone della crescita. Assumendo invece carboidrati e zuccheri la sera tardi la secrezione di somatotropina sarà di breve durata o del tutto ostacolata.  Movimento la sera  L’ideale sarebbe unire una particolare attenzione all’alimentazione ad un po’ di movimento, consigliato soprattutto la sera. Un po’ di moto la sera infatti favorisce la produzione dell’ormone della crescita durante il riposo. L’importante è non fare dello sport faticoso prima di andare a letto, perché può rendere più difficoltosa e lunga la fase di addormentamento.  Dormire a sufficienza  Alimentazione e movimento non portano tuttavia ai vantaggi sperati se non si dorme a sufficienza. La secrezione dell’ormone della crescita comincia infatti solamente un’ora dopo essersi addormentati e durante la fase di sonno profondo, e come detto qualche riga sopra, le energie per avviare questo processo sono prese dai depositi adiposi situati in varie parti del corpo. Cercate quindi di dormire sempre un numero sufficienti di ore.  Der Artikel ist auch in Deutsch verfügbar.

Il mito delle 8 ore di sonno

Il mito delle 8 ore di sonno
#sonno

E’ un classico: dormire 8 ore per notte è l’ideale. Un ideale riservato a pochi, in realtà, ma al quale moltissimi ambiscono. Siamo certi che non ci siano altri modi sani per dormire?

http://blog.you-ng.it/2014/03/07/il-mito-delle-8-ore-di-sonno/


insonnia2

cosa aspettate , sono arrivate le offerte di primavera #offerte #materassi #retiortopediche #cuscini

cosa aspettate , sono arrivate le offerte di primavera
#offerte #materassi #retiortopediche #cuscini


Foto: cosa aspettate ,  sono arrivate le offerte di primavera #offerte #materassi #retiortopediche #cuscini

Ecco cosa fa il tuo corpo mentre dormi

Ecco cosa fa il tuo corpo mentre dormi
#salute #benessere #riposo

Dedichiamo ad esso circa un terzo del nostro tempo, ma resta ancora un mistero. E' il sonno, un'attività necessaria per il mantenimento in salute dell'organismo che, pur costituendo un obbligo fisiologico che la maggior parte di noi espleta quotidianamente, resta ancora per gli scienziati un'incognita. Qual è la sua funzione? Molte le risposte, ma ciò che è chiaro è senz'altro che il sonno è tutto tranne che inutile.

In attesa di capirne di più, vediamo nella gallery come si comporta il nostro corpo mentre dormiamo. Gli scienziati dividono il sonno in 4 fasi della durata di 90 minuti ciascuna, che si ripetono, nell'arco di sonno medio di 7-8 ore a notte, circa 5 volte. E durante questo tempo - pur senza esserne coscienti - facciamo davvero molte cose: ecco quali.

Fase 1: Dalla veglia al sonno
Si tratta della fase in cui transitiamo verso il sonno vero e proprio. Riusciamo a rimanere svegli, ma inizia un processo di rilassamento dei muscoli, talvolta caratterizzato da qualche contorsione.
Un altro fenomeno che caratterizza questa fase è il rallentamento del movimento degli occhi.

Fase 2: Sonno medio
Si tratta della fase più lunga delle quattro, e pertanto di quella nella quale permaniamo di più durante la notte. In questa fase si è in un sonno leggero, caratterizzato da una respirazione profonda e da un battito cardiaco regolare.
Alcune peculiarità caratterizzano questa fase: la temperatura corporea scende e si perde il senso della posizione e di tutto ciò che ci circonda. Il cervello diminusce la sua attività, e si registrano onde cerebrali più lente, nonostante alcuni aumenti estemporanei e improvvisi.
in seguito cessano i movimenti oculari e registriamo un calo della pressione sanguigna, nonché un ulteriore rilassamento della muscolatura. Questo spiega forse i benefici cardiovascolari che si associano al sono. E' a questo punto, poi, che si riscontra la crescita e la rigenerazione dei tessuti: il nostro corpo. in parole povere, si autoripara.

Fase 3: Il sonno profondo
E' la fase del sonno profondo, caratterizzata da onde cerebrali particolarmente lente e da un vero e proprio riposo. Prosegue, a questo punto, l'attività di rigenerazione dei tessuti.
Il recupero delle energie che si attiva in questa fase è il responsabile della sensazione di riposo che si prova al risveglio. E' in questa terza fase, inoltre, che il corpo rilascia alcuni ormoni, tra cui quelli della crescita. E' la fase in cui si comincia a sognare.
In questa fase si possono infine presentare parasonnie, ovvero fenomeni come sonnambulismo, sonniloquio, bruxismo, ecc

Fase 1: Dalla veglia al sonno
Si tratta della fase in cui transitiamo verso il sonno vero e proprio. Riusciamo a rimanere svegli, ma inizia un processo di rilassamento dei muscoli, talvolta caratterizzato da qualche contorsione.
Un altro fenomeno che caratterizza questa fase è il rallentamento del movimento degli occhi.

Fase 2: Sonno medio
Si tratta della fase più lunga delle quattro, e pertanto di quella nella quale permaniamo di più durante la notte. In questa fase si è in un sonno leggero, caratterizzato da una respirazione profonda e da un battito cardiaco regolare.
Alcune peculiarità caratterizzano questa fase: la temperatura corporea scende e si perde il senso della posizione e di tutto ciò che ci circonda. Il cervello diminusce la sua attività, e si registrano onde cerebrali più lente, nonostante alcuni aumenti estemporanei e improvvisi.
In seguito cessano i movimenti oculari e registriamo un calo della pressione sanguigna, nonché un ulteriore rilassamento della muscolatura. Questo spiega forse i benefici cardiovascolari che si associano al sono. E' a questo punto, poi, che si riscontra la crescita e la rigenerazione dei tessuti: il nostro corpo. in parole povere, si autoripara.

Fase 3: Il sonno profondo
E' la fase del sonno profondo, caratterizzata da onde cerebrali particolarmente lente e da un vero e proprio riposo. Prosegue, a questo punto, l'attività di rigenerazione dei tessuti.
Il recupero delle energie che si attiva in questa fase è il responsabile della sensazione di riposo che si prova al risveglio. E' in questa terza fase, inoltre, che il corpo rilascia alcuni ormoni, tra cui quelli della crescita. E' la fase in cui si comincia a sognare.
In questa fase si possono infine presentare parasonnie, ovvero fenomeni come sonnambulismo, sonniloquio, bruxismo, ecc.

Fase REM
E' la fase in cui i sogni, iniziati già in precedenza, si fanno più vividi e forti. La prima fase REM è in genere piuttosto breve e si verifica al termine del primo ciclo di sonno - ma ciascuna sessione prende via via più spazio, giacché il sonno profondo della terza fase si accorcia col ripetersi dei cicli. Durante la fase REM il corpo è addormentato, ma il cervello sembra comportarsi come se fosse sveglio.
Gli occhi schizzano rapidamente avanti e indietro durante questa fase del sonno, che non a caso prende il nome dalla sigla inglese Rapid Eye Mouvement. La respirazione e la frequenza cardiaca diventano più irregolari. Durante la fase REM abbiamo una vera e propria paralisi del corpo, probabilmente utile ad evitare di agitarsi eccessivamente durante i sogni.



 Foto: Ecco cosa fa il tuo corpo mentre dormi #salute #benessere #riposo  Dedichiamo ad esso circa un terzo del nostro tempo, ma resta ancora un mistero. E' il sonno, un'attività necessaria per il mantenimento in salute dell'organismo che, pur costituendo un obbligo fisiologico che la maggior parte di noi espleta quotidianamente, resta ancora per gli scienziati un'incognita. Qual è la sua funzione? Molte le risposte, ma ciò che è chiaro è senz'altro che il sonno è tutto tranne che inutile.  In attesa di capirne di più, vediamo nella gallery come si comporta il nostro corpo mentre dormiamo. Gli scienziati dividono il sonno in 4 fasi della durata di 90 minuti ciascuna, che si ripetono, nell'arco di sonno medio di 7-8 ore a notte, circa 5 volte. E durante questo tempo - pur senza esserne coscienti - facciamo davvero molte cose: ecco quali.  Fase 1: Dalla veglia al sonno Si tratta della fase in cui transitiamo verso il sonno vero e proprio. Riusciamo a rimanere svegli, ma inizia un processo di rilassamento dei muscoli, talvolta caratterizzato da qualche contorsione. Un altro fenomeno che caratterizza questa fase è il rallentamento del movimento degli occhi.   Fase 2: Sonno medio Si tratta della fase più lunga delle quattro, e pertanto di quella nella quale permaniamo di più durante la notte. In questa fase si è in un sonno leggero, caratterizzato da una respirazione profonda e da un battito cardiaco regolare. Alcune peculiarità caratterizzano questa fase: la temperatura corporea scende e si perde il senso della posizione e di tutto ciò che ci circonda. Il cervello diminusce la sua attività, e si registrano onde cerebrali più lente, nonostante alcuni aumenti estemporanei e improvvisi. in seguito cessano i movimenti oculari e registriamo un calo della pressione sanguigna, nonché un ulteriore rilassamento della muscolatura. Questo spiega forse i benefici cardiovascolari che si associano al sono. E' a questo punto, poi, che si riscontra la crescita e la rigenerazione dei tessuti: il nostro corpo. in parole povere, si autoripara.  Fase 3: Il sonno profondo E' la fase del sonno profondo, caratterizzata da onde cerebrali particolarmente lente e da un vero e proprio riposo. Prosegue, a questo punto, l'attività di rigenerazione dei tessuti. Il recupero delle energie che si attiva in questa fase è il responsabile della sensazione di riposo che si prova al risveglio. E' in questa terza fase, inoltre, che il corpo rilascia alcuni ormoni, tra cui quelli della crescita. E' la fase in cui si comincia a sognare. In questa fase si possono infine presentare parasonnie, ovvero fenomeni come sonnambulismo, sonniloquio, bruxismo, ecc      Fase 1: Dalla veglia al sonno     Si tratta della fase in cui transitiamo verso il sonno vero e proprio. Riusciamo a rimanere svegli, ma inizia un processo di rilassamento dei muscoli, talvolta caratterizzato da qualche contorsione.     Un altro fenomeno che caratterizza questa fase è il rallentamento del movimento degli occhi.      Fase 2: Sonno medio     Si tratta della fase più lunga delle quattro, e pertanto di quella nella quale permaniamo di più durante la notte. In questa fase si è in un sonno leggero, caratterizzato da una respirazione profonda e da un battito cardiaco regolare.     Alcune peculiarità caratterizzano questa fase: la temperatura corporea scende e si perde il senso della posizione e di tutto ciò che ci circonda. Il cervello diminusce la sua attività, e si registrano onde cerebrali più lente, nonostante alcuni aumenti estemporanei e improvvisi.     In seguito cessano i movimenti oculari e registriamo un calo della pressione sanguigna, nonché un ulteriore rilassamento della muscolatura. Questo spiega forse i benefici cardiovascolari che si associano al sono. E' a questo punto, poi, che si riscontra la crescita e la rigenerazione dei tessuti: il nostro corpo. in parole povere, si autoripara.      Fase 3: Il sonno profondo  E' la fase del sonno profondo, caratterizzata da onde cerebrali particolarmente lente e da un vero e proprio riposo. Prosegue, a questo punto, l'attività di rigenerazione dei tessuti.     Il recupero delle energie che si attiva in questa fase è il responsabile della sensazione di riposo che si prova al risveglio. E' in questa terza fase, inoltre, che il corpo rilascia alcuni ormoni, tra cui quelli della crescita. E' la fase in cui si comincia a sognare.     In questa fase si possono infine presentare parasonnie, ovvero fenomeni come sonnambulismo, sonniloquio, bruxismo, ecc.      Fase REM     E' la fase in cui i sogni, iniziati già in precedenza, si fanno più vividi e forti. La prima fase REM è in genere piuttosto breve e si verifica al termine del primo ciclo di sonno - ma ciascuna sessione prende via via più spazio, giacché il sonno profondo della terza fase si accorcia col ripetersi dei cicli. Durante la fase REM il corpo è addormentato, ma il cervello sembra comportarsi come se fosse sveglio. Gli occhi schizzano rapidamente avanti e indietro durante questa fase del sonno, che non a caso prende il nome dalla sigla inglese Rapid Eye Mouvement. La respirazione e la frequenza cardiaca diventano più irregolari. Durante la fase REM abbiamo una vera e propria paralisi del corpo, probabilmente utile ad evitare di agitarsi eccessivamente durante i sogni.

Perché la Luna piena fa dormire male

Perché la Luna piena fa dormire male
#disturbidelsonno #salute

No, non si tratta di astrologia. Uno studio su Current Biology afferma che le fasi lunari influenzano gli ormoni del sonno e la durata della fase profonda

Se di tanto in tanto vi capita di dormire male, di svegliarvi per esempio ancora assonnati, poco riposati o di far fatica a prender sonno, date uno sguardo al calendario, o ancor prima al cielo: se c'è la Luna piena potreste aver trovato il colpevole dei vostri fastidi. Uno studio pubblicato su Current Biology suggerisce infatti che i cicli lunari influenzino la fisiologia del sonno, modificando l' attività cerebrale e i livelli di ormoni nel sangue.

A scoprire il legame tra Luna e qualità del sonno è stato il team di ricercatori guidati da Christian Cajochen della University of Basel. Punto di partenza dello studio è stata l'osservazione che alcune specie marine mostrano ritmi endogeni con periodicità circalunare, ma che, a dispetto di detti e credenze popolari, non ci sono prove consistenti a sostegno dello stesso tipo di legame tra cicli lunari e fisiologia o comportamento della specie umana.

Nel tentativo di studiare più a fondo la questione, gli scienziati hanno analizzato il sonno di una trentina di persone cercando eventuali correlazioni con le fasi lunari. Per farlo hanno quindi registrato i pattern di attività cerebrali, il movimento degli occhi e le secrezioni ormonali di tutti i partecipanti, registrando anche le loro impressioni.

I risultati hanno mostrato come in concomitanza con la Luna piena la qualità del sonno registrata, oggettiva e soggettiva, diminuisse. In particolare l' attività cerebrale connessa al sonno profondo diminuiva del 30%, le persone impiegavano più tempo ad addormentarsi (cinque minuti) e dormivano mediamente meno che in altre fasi del ciclo lunare (una ventina di minuti). Non solo: anche i livelli di melatonina, l'ormone che regola il ciclo sonno-veglia, era più basso durante la luna piena (4 picogrammi per millilitro di sangue nei volontari seguiti durante la Luna piena contro gli 8,2 picogrammi per ml di sangue nelle persone monitorate durante la Luna nuova), e raggiungeva il suo picco massimo mediamente più tardi, racconta il NewScientist. Anche le stesse persone inoltre riferivano di aver riposato peggio durante le fasi di Luna piena.

I risultati, concludono i ricercatori, suggeriscono quindi che anche la specie umana non sia immune agli effetti dei cicli lunari, anche se non è pienamente cosciente e ne rimane al riparo. Forse un retaggio, questo del ciclo circalunare, di un lontano passato, in cui le attività e i comportamenti umani avrebbero potuto essere influenzati dai cicli lunari.